██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Palazzo di Topkapı
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mwfgPalazzo di Topkapı, o mwfwSerraglio di Topkapı (mwgain turco mwgqTopkapı Sarayı;cite-ref-2[2] mwhgin turco ottomano طوپقپو سرايىmwhw?) o, per mwiametonimia, il mwiqTopkapı, è il mwigcomplesso palaziale situato a mwiwIstanbul (storicamente mwjaCostantinopoli) che fu residenza del mwjqsultano ottomano e centro amministrativo dell'mwjgImpero ottomano dalla seconda metà del mwjwXV secolo al 1856.
Costruito per volontà di mwkqMaometto II sul cosiddetto "mwkgPromontorio del Serraglio" (in turco mwkwSarayburnu) su parte del terreno occupato dal mwlaGran Palazzo, sede per secoli dell'imperatore bizantino, era originariamente conosciuto come mwlqmwlgYeni Saray, anche mwlwSaray-ı Cedîd-i Âmire, lett. "Nuovo Serraglio/Palazzo" in contrapposizione al "mwmaPalazzo Vecchio" (mwmqEski Sarayı) che il Sultano aveva fatto erigere subito dopo la conquista in posizione più centrale. Venne ribattezzato mwmgTopkapı (lett. "Porta del Cannone") solo nel mwmwXIX secolo.cite-ref-top-3-0[3] Il complesso fu oggetto di numerosi ampliamenti e restauri per oltre tre secoli (i più noti dei quali successivi al mwoaterremoto del 1509 e al grande incendio che devastò il palazzo nel 1665), salvo poi il venir progressivamente abbandonato dai sultani in funzione di più moderne residenze nel corso dell'mwoqOttocento. Ridimensionato a semplice sede della tesoreria (mwoghazine), della libreria imperiale e della mwowzecca di Stato per volontà del sultano mwpaAbdülmecid I nel 1856, divenne il primo grande museo della mwpqRepubblica di Turchia nel 1924.
Il Museo del Palazzo di Topkapı è oggi amministrato dal Ministero della Cultura e del Turismo turco. Delle centinaia di stanze e camere del complesso, solo le più importanti sono accessibili al pubblico: l'harem, la tesoreria (ove sono conservati il mwpwdiamante del fabbricante di cucchiai e la Daga Topkapı). Il patrimonio museale comprende anche un vastissimo assortimento di vestiario, armi, armature, mwqaminiature, reliquie religiose (come il mwqqburda, il mantello verde di mwqgMaometto proveniente dal Paradiso) e mwqwmanoscritti illustrati (ad esempio il cosiddetto "mwraRotolo Topkapı"). A guardia del museo sono preposti sia ufficiali del ministero sia guardie armate dell'mwrqesercito turco.
Il Palazzo di Topkapı è parte delle "Aree storiche d'Istanbul", un insieme di siti archeologico-museali facenti parte del mwrwPatrimonio dell'umanità mwsaUNESCO dal 1985.cite-ref-4[4]
Contents
• Nome
• Storia
• Ingresso
• Harem
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Nome
Il nome originario del complesso oggi conosciuto come "Palazzo di Topkapı" era mwuamwuqYeni Saray o mwugmwuwSaray-i Cedid-i Amire (ot. سراى جديد عامره), letteralmente "Nuovo Palazzo Imperiale", in contrapposizione al mwvaVecchio Palazzo Imperiale (mwvqEski Saray) situato dov'é oggi mwvgPiazza Beyazit e non più esistente, fatto da lui costruire subito dopo la mwvwcaduta di Costantinopoli nel 1453. Tale nome fu in uso sino al mwwaXIX secolocite-ref-top-3-1[3], specificatamente sino a quando il palazzo estivo del sultano mwxqMahmud I, noto come mwxgTopkapusu Sâhil Sarâyı in quanto costruito al di fuori della "Porta del Cannone" (in turco: "Topkapı"), venne distrutto da un incendio e il titolo di "Topkapı" passò a indicare l'intero Serragliocite-ref-5[5]cite-ref-6[6].
In mwaalingua italiana, il complesso palaziale è chiamato "Gran Serraglio" sin dal mwaqXVII secolo.
Storia
Nel 1459, il sultano mwcwMaometto II, deciso ad abbandonare l'Eski Sarayi, nel quale aveva posto la propria dimora una volta completata la sua costruzione, ordinò la costruzione di una mwdanuova residenza imperiale mwdqottomana sul promontorio che separava il mwdgCorno d'Oro dal mwdwMar di Marmara. I lavori richiesero circa un decennio, venendo ultimati nel corso degli anni '60 del XV secolocite-ref-n9-1-1[1]. Secondo il contemporaneo mwfaMichele Critoboulos, il sultano "curò di arruolare da ogni dove i migliori lavoratori (muratori, tagliapietre, carpentieri)"cite-ref-7[7] per realizzare un'opera che nulla avesse da invidiare alle meraviglie dell'Antichità. Per volontà dello stesso Mehmed, i quartieri privati del sultano furono ubicati nel punto più alto del promontoriocite-ref-8[8], i cui fianchi, sino alle rive del Bosforo, furono poi coperti di vari padiglioni tutti racchiusi entro mura di cinta alcune delle quali parte dell'antica acropoli di mwhqBisanzio. Entro quest'assetto iniziale, voluto dal Conquistatore, il palazzo sarebbe poi cresciuto nel corso dei secoli, in un insieme asimmetrico e per nulla monumentale secondo gli osservatori europei che lo avrebbero successivamente visitato.
I sudditi di Maometto II ribattezzarono la nuova residenza del sultano il "Palazzo della Felicità"cite-ref-9[9]. Un rigido e rigoroso cerimoniale di corte organizzò da subito la vita quotidiana all'interno del Serraglio, facendone un microcosmo isolato dal mondocite-ref-10[10]. Uno dei principali dettami fu il rispetto di un assoluto silenzio all'interno dei cortili. In due riprese (nel 1477 e nel 1481), Maometto II formalizzò la seclusione della corte imperiale ottomana dal mondo tramite il codice mwjwKanunname, organizzando il protocollo di corte, la gerarchia amministrativa e i ranghi degli ufficialicite-ref-11[11]. L'architettura del complesso servì così a testimoniare plasticamente la natura introversa della corte che ospitava, garantendo inoltre al sultano e alla sua famiglia un isolamento e una riservatezza assoluti tramite passaggi-segreti, finestre traforate, ecc.cite-ref-12[12]
Il primo massiccio intervento di rinnovamento del Topkapı avvenne durante il regno di mwnwSolimano il Magnifico. I lavori, affidati all'architetto mwoapersiano Alaüddin ("Acem Ali" per gli ottomani)cite-ref-n23-13-0[13], permisero a un tempo di celebrare la gloria del sultano, impegnato in una travolgente serie di vittoriose campagne espansionistiche, e di riparare i danni arrecati al complesso dal terremoto che aveva devastato Costantinopoli nel 1509. Una delle aree oggetto di maggiori ampliamenti fu l'harem.
Fatti salvi successivi restauri interni (es. quelli necessari dopo l'incendio del 1665), il complesso palaziale assunse l'aspetto attuale alla fine del mwsgXVI secolo.
A partire dal mwtaXVIII secolo, il Topkapı quale sede del potere sultanale perse d'importanza. I sovrani osmani preferirono infatti al vecchio complesso i loro nuovi palazzi costruiti sul Bosforo, come l'ormai distrutto mwtqTopkapusu Sâhil Sarâyı del sultano Mahmud I che avrebbe poi cagionato il cambio di nome dell'antico complesso palaziale.
Nel 1856, il sultano mwtwAbdülmecid I spostò la sua residenza ufficiale nel nuovo mwuaPalazzo di Dolmabahçe, costruito sul modello delle residenze imperiali europee, che sarebbe stato il principale centro amministrativo dell'Impero sino al 1922. Il Serraglio mantenne le sue funzioni di tesoreria imperiale, libreria e mwuqzecca.
In seguito alla mwuwfine dell'Impero ottomano (1923), il Palazzo di Topkapı venne trasformato in mwvamuseo con un decreto governativo datato 3 aprile 1924.
Descrizione
Il Palazzo di Topkapı è un esteso, disomogeneo complesso di padiglioni e altre basse strutture costruite a ridosso di grandi cortili, interconnesse da gallerie e passaggi, il cui assetto doveva apparire non dissimile da quello dell'ormai fatiscente Gran Palazzo bizantino che era stato chiamato a sostituire. La nuova fondazione voluta da Maometto sviluppò in lunghezza sull'asse mwvwNmwwaE-mwwqSmwwgO già del Gran Palazzo, posizionandosi a nord-est rispetto alla mwwwBasilica di Santa Sofia laddove il complesso bizantino si trova a sud-ovest della stessa.
Le principali aree planimetriche del Gran Serraglio sono i quattro cortili e l'harem. L'unica area accessibile dall'esterno era il Primo Cortile, mentre il Quarto Cortile e l'Harem erano le parti più inaccessibili. All'interno del complesso esistevano comunque anche altri cortili, di minor importanza. L'accesso era garantito da vari cancelli, affidati ad appositi corpi armati di guardia: uno di essi si affacciava nel punto in cui il Corno d'Oro si apre sul Mar di Marmara, gli altri erano noti come Cancello della Pace (in turco: mwxqBāb ŭl-Selām), Cancello di Mezzo (in turco: mwxgOrta Kapı), Cancello della Maestà (in turco: mwxwBāb-ı Hŭmāyūn), Cancello delle Vetture (in turco: mwyaAraba Kapısı) e Cancello della Felicità (in turco: mwyqBāb ŭl-Sa‘ādet) che separava la parte "esterna" del complesso, il mwygmwywBirûn (ossia il primo e il secondo cortile), sede della vita amministrativa e militare che regolava l'Impero, dalla parte "interna", mwzamwzqEnderûn, ove si trovavano in quartieri privati del sultano e della sua famiglia.
Esisteva anche un complesso di edifici residenziali di piccole dimensioni, il cosiddetto "Quinto Cortile", costruiti sulle coste del promontorio: palazzi estivi (mwzwkasır), padiglioni e chioschi (mw0aköşk). Queste strutture sparirono però nel corso del mw0qXIX secolo, sia per incuria sia per la contemporanea costruzione della tratta mw0gferroviaria. Si conserva solo il "Chiosco dei fabbricanti di cesti" fatto erigere da mw0wMurad III nel 1592.
I lati occidentale e settentrionale del Gran Serraglio erano cinti da un vasto parco, oggi parzialmente preservato dal mw1qParco di Gülhane, all'interno del quale sorge oggi il polo museale dei mw1gMusei archeologici di Istanbul.
La stima delle dimensioni complessive della dimora sultanale ottomana variano da mw2a592 600 mmw2q2 (46,4 acri)cite-ref-15[15] a mw3g700 000 mmw3w2 (17,293 acri).
Ingresso
La via d'accesso principale al Topkapı ripercorre oggi quello che al tempo sia dei bizantini sia degli ottomani era il percorso utilizzato dal monarca per le processioni rituali: la mw5wVia Mese (oggi "Via del Consiglio", in turco: mw6aDivan Yolu) che conduce alla mw6qBasilica di Santa Sofia e piega a nord-ovest del complesso palaziale osmanide all'altezza della mw6gFontana di Ahmed III, prospiciente il cosiddetto "Cancello Imperiale" (in turco: mw6wBâb-ı Hümâyûn) tramite il quale si accede al Primo Cortile del Topkapıcite-ref-nytimes-16-0[16].
Il Cancello Imperiale, anche "Cancello del Sultano" (in turco: mw8qSaltanat Kapısı) poiché costituiva l'ingresso ufficiale del monarca al complessocite-ref-17[17], venne realizzato nel 1478 e ornato di marmi nel mw9gXIX secolo. L'archivolto centrale, ornato alla sommità da applicazioni calligrafiche dorate (mw9wmw-atughra di vari sultani - tra i tanti, il costruttore del cancello, Maometto II, e il suo ottocentesco ristrutturatore, mw-qAbdul Aziz, e versetti del mw-gCorano), immette in un passaggio mw-wvoltatocite-ref-18[18].
Stando alle fonti, una struttura in legno era addossata al cancello ancora nella prima metà dell'Ottocentocite-ref-19[19]. Si sarebbe trattato di un padiglione a uso privato del sultano e, in alcune speciali occasioni, delle donne del harem, nonché del deposito ove venivano ammassate le proprietà dei cortigiani/servi del palazzo morti senza eredi prima di venire traslate nelle casse della tesoreria imperialecite-ref-20[20].
Primo cortile
Circondato da alte mura, il Primo Cortile (in turco: mwaqsI. Avlu o mwaqwAlay Meydanı), il più ampio, fungeva da parco recintato del complesso palaziale. Sorge su una zona di ripidi pendii che digradano verso il mare già terrazzati dai mwaq0bizantinicite-ref-21[21]. Alcune delle strutture storiche del cortile non esistono più. Le strutture che rimangono sono la vecchia mwarizecca imperiale (mwarmDarphane-i Âmire), costruita nel 1727, la mwarqchiesa di Santa Irene (usata come deposito e come armeria dai giannizzeri del sultanocite-ref-22[22]) e varie fontane. Questo cortile era anche noto come "Cortile dei Giannizzeri" o "Cortile delle Parate" e, al tempo dell'Impero, veniva attraversato da ufficiali in alta uniforme.
Il percorso museale prevede l'attraversamento del Primo Cortile sino al "Cancello del Saluto" che immette nel Secondo Cortilecite-ref-23[23]. Il Cancello del Saluto, anche nota come "Cancello di mezzo" (in turco: mwar4Orta Kapı) è una struttura fortificata con merli e due torrioni ottagonali laterali, apparentemente di fattura bizantina. La datazione è però incerta e si basa primariamente su un'iscrizione datata 1542. Il cancello è riccamente decorato con iscrizioni religiose e monogrammi di sultani. Ai tempi dell'Impero, al solo sultano era consentito attraversare la porta a cavallo, chiunque altro sarebbe dovuto smontare di sella, come già prevedeva il protocollo di corte bizantino per la mwar8Porta della Chalke del mwasaGran Palazzocite-ref-24[24]. A destra della porta, internamente al cortile, si trova la cosiddetta "Fontana dell'Esecutore" (in turco: mwasuCellat Çeşmesi), dove, secondo una tradizione ancora da confermarecite-ref-25[25], il boia di corte lavava le mani e la mwasospada dopo aver decapitato un condannato.
Secondo cortile
Il Cancello di Mezzo immette nel Secondo Cortile (in turco: mwauwII Avlu), anche noto come Cortile/Piazza del Consiglio (in turco: mwau0Divan Meydanı). Quest'ambiente fu probabilmente completato intorno al 1465, regnante Maometto II, ma ricevette l'aspetto attuale intorno al 1525-1529, durante il regno di Solimanocite-ref-n53-26-0[26]. Sul cortile affacciano l'ex ospedale del palazzo, la panetteria, i quartieri per i giannizzeri, le scuderie, l'harem e il Consiglio (mwavimwavmdiwan) a nord e le cucine a sud. Al tempo dell'Impero, questo spiazzo ospitava mwavqpavoni e mwavugazzellecite-ref-27[27] ed era utilizzato come luogo di riunione per cortigianicite-ref-n53-26-1[26]. Il sultano era invece solito utilizzarlo per ricevere dignitari stranieri, assiso sul trono di Bayramcite-ref-n5456-28-0[28].
Tramite il "Cancello della Felicità" (in turco: mwawqBāb ŭl-Sa‘ādet), si passa dal secondo al Terzo Cortile.
Attualmente, il Secondo Cortile ospita numerosi manufatti di mwawyepoca romana e mwawcbizantina, esposti di fronte alle cucine imperiali. Al di sotto del cortile si trova una cisterna bizantina.
Scuderie imperiali
Le scuderie imperiali (in turco: mwawoIstabl-ı Âmire) vennero costruite al tempo di Maometto II e ristrutturate da Solimano. Sono situate sei metri sotto il livello del suolo, sono state costruite sotto Mehmed II e rinnovate sotto Suleyman. Nel XVIII secolo vi venne aggiunta una piccola moschea e il bagno privato di Beşir Ağa (anche noto come Beşir Ağa Camii ve Hamamı), il mwawsmwawwKizlar Agha del sultano Mahmud Icite-ref-29[29].
Accanto alle scuderie era ubicato il domitorio degli mwaxiZülüflü Baltacılar Koğušu, gli "Alabardieri dalle lunghe trecce" che, in battaglia, precedevano l'armata per disboscare il cammino. Loro era il compito di rifornire di legname il Topkapı oltre che di attendere in alcuni altri quartieri del complesso. La struttura, quattrocentesca, venne ripresa dal capo architetto di Murad III, Davud Ağa, nel 1587. Il complesso del dormitorio (stranamente realizzato in legno verniciato di rosso e verde e non in pietracite-ref-30[30]) struttura come la tipica casa ottomana intorno a un cortile centrale su cui affacciano le camerate, il bagno, la moschea privata e le sale ricreative (es. la sala da fumo). Esternamente, il dormitorio reca varie iscrizioni di opere pie.
Le scuderie ospitano oggi una vasta collezione di sontuosi mwaxgfinimenti (in turco: mwaxkRaht Hazinesi).
Cucine
Le cucine (in turco: mwaxwSaray Mutfakları) furono costruite nel XV secolo sul modello delle cucine del mwax0Palazzo di Edirne e ristrutturate due volte nel corso del XVI secolo: la prima volta sotto Solimano e la seconda (per opera dell'architetto mwax4Sinān) nel 1574 regnante mwax8Selim II, figlio del Magnificocite-ref-n70-14-1[14]. Quest'area si affaccia su un sentiero interno al complesso palaziale che collega il Secondo Cortile con il Mar di Marmara. L'accesso alle cucine è garantito da un portico a tre fornici che affaccia al Secondo Cortile: le cucine sono uno dei tre locali cui si accede per questa via; gli altri due sono il commissariato imperiale e la confetteria.
Le cucine del Topkapı erano le più grandi dell'impero: arruolavano 800 persone e ne sfamavano più di mwayu4 000 ogni giorno. Si trattava di un complesso a sé, dotato, come le scuderie, di dormitori, sale di svago, bagni e di una moschea oggi scomparsicite-ref-31[31]. Oltre alle cucine vere e proprie (con locali separati per la preparazione del cibo, delle bevande, dei mwayodolciumi e un mwayscaseificio dedicato), esistevano dei magazzini. Il tutto era contenuto in un complesso di dieci edifici cupolati che comprendevano anche aree affacciate al Terzo Cortile come la Scuola Palatina ottomana (in turco: mwaywmway0Enderûn Mektebi) e l'Harem.
Le cucine ospitano oggi, oltre all'esposizione di utensili da cucina, una vasta collezione di mway8argenteria e mwazaporcellane. Pregevole la collezione di mwazeporcellane cinesi, ammassate dai sultani sin dal Quattrocento, sia come acquisizione diretta sia come lascito di ufficiali e cortigianicite-ref-artan-32-0[32]cite-ref-krahl-33-0[33]: 10.700 pezzi (una delle collezioni più grandi del pianetacite-ref-nytimes-16-1[16]cite-ref-chinese-ceramics-34-0[34]), superstiti degli oltre mwaai16 000 attestati dai registri del Topkapı nel XVIII secolo, il periodo di maggior splendore della raccolta che contava solo 400 pezzi nel Cinquecento e mwaam3 645 pezzi nel Seicentocite-ref-artan-32-1[32], prodotti durante le dinastie mwaagSong, mwaakYuan e mwaaoMing, e realizzati in porcellana bianca, porcellana blu e mwaasceladon. Esiste anche un fondo di porcellane europee (mwaaw5 000 pezzi), acquistate dalla committenza ottomana in epoca tardacite-ref-artan-32-2[32], e giapponesi (fond. Porcellana Imari del XVII e XIX secolo).
Il "Divano"
Il mwabuConsiglio Imperiale Ottomano, noto in italiano come "Divano" o "Gran Divano"cite-ref-35[35], si riunivano in un edificio dedicato ubicato nell'Angolo NO del Secondo Cortile, accanto al Cancello della Felicità. La prima struttura, un edificio porticato in legno noto come mwaboDivanhane, venne eretta per ordine di Maometto II. Solimano il Magnifico, per tramite del suo mwabsgran visir mwabwPargali Ibrahim Pascià, affidò poi all'architetto Alaüddin la costruzione dell'edificio consigliare attuale in pietra, il mwab0Kubbealtı (letteralmente "Sotto la Cupola"), mentre il mwab4Divanhane veniva riqualificato come moschea dei consigliericite-ref-lewis-36-0[36]. Il nuovo edificio sarebbe poi stato ristrutturato dopo l'incendio del harem del 1665 e nuovamente nel 1792, regnante mwacmSelim III, e nel 1819, regnante Mahmud II, lavori durante i quali ricevette l'impianto decorativo rococò attualecite-ref-37[37].
Il mwackKubbealtı dispone di svariati accessi, sia dagli altri locali del Topkapı sia al cortile. Accedendo dal cortile, si passa per la veranda in pilastri di porfiro e marmo in stile ottomano "classico" sorreggenti un soffitto ligneo bianco e verde decorato d'oro sino a un androne di assetto decorativo rococò chiuso da griglie traforate. All'interno, l'edificio consiste in tre stanze comunicanti, ognuna tappata da una cupola: il "Kubbealtı" vero e proprio è la prima sala, usata dal Divano per le riunioni e le attività pubbliche (ad esempio le udienze); la seconda sala era la Segreteria Imperiale e la terza sala ("mwacoDefterhāne") era l'archivio. La prima sala è decorata da piastrelle di mwacsceramica di mwacwKütahyacite-ref-n83-38-0[38].
Il sultano e la mwadivalide-sultan potevano seguire le sessioni del consiglio occultati dietro una finestra chiusa da una griglia doratacite-ref-39[39] cui accedevano, per tramite dell'adiacente "Torre di Giustizia" (in turco: mwadcAdalet Kulesi), ubicata tra il Divano e l'Harem, dai quartieri privati sultanali. La finestra del mwadgKubbealtı è menzionata per la prima volta nel 1527 dal mwadkReis Efendi di Solimano, Mustafa Celebi ("Sua maestà [...] ha fatto erigere un trono e una loggia sopra la Sala del Consiglio ove siedono i vizir inventandosi una finestra velata che sovrasta la sala. Dalla finestra, Sua Nobile Eccellenza a volte osserva gli eventi del Divano, monitorando la corretta gestione degli affari"cite-ref-n83-38-1[38]), ma l'usanza sultanale di assistere in modo occulto alle riunioni del consiglio era già in essere al tempo di Maometto IIcite-ref-lewis-36-1[36].
La Torre di Giustizia è la struttura più alta del complesso palatino, ben visibile sia dal Bosforo sia dall'entroterra. Probabilmente eretta da Maometto II, è stata ristrutturata da Solimano nel 1527-1529cite-ref-40[40] e da Mahmud II nel 1825. La struttura, per il taglio delle finestre e delle colonne, ha quasi uno stile mwaegpalladianocite-ref-n86-41-0[41].
Tesoreria del Divano
La Tesoreria Imperiale (in turco: mwae8Dîvân-ı Hümâyûn Hazinesi, letteralmente "Tesoreria del Divano", anche mwafaHazine-ı Âmire) era anche nota come "Tesoreria Esterna" poiché ne esisteva una seconda nel Terzo Cortile, la "Tesoreria Interna" (in turco: mwafeDış Hazine)cite-ref-n87-42-0[42]. Lo scopo della tesoreria era non solo di finanziare l'esecutivo. Essa costituiva anche la fonte dello stipendio trimestrale del personale mwafyKapıkulu (le mwafculuefe) e il deposito ove venivano conservati alcuni beni di lusso (es. pregiati mwafgcaffettani) regalati al personale di palazzo.
Non ci sono date certe sull'erigenda ma lo stile dell'edificio (un unico ambiente realizzato in bricchi e pietra, coperto da otto cupole uguali, ognuna di 5 x 11,40 m) lascia supporre che sia stato realizzato nei primi anni di regno di Solimanocite-ref-n86-41-1[41]. La porta della tesoreria era chiusa dal sigillo del Gran Visircite-ref-n87-42-1[42].
Durante alcuni scavi nel 1937, vennero rinvenuti i resti di una basilica bizantina di fronte alla tesoreria. L'edificio, mancando qualsiasi documentazione capace di identificarlo, è stato ribattezzato "Basilica del Palazzo di Topkapı". Sempre all'esterno della Tesoreria è collocata una targa in pietra alta oltre due metri, nota come "mwagmNişan Taşı" che commemora un colpo di fucile sparato dal sultano Selim III nel 1790.
La Tesoreria ospita, dal 1928, un'esibizione permanente di armi e armature (in turco: mwaguSilah Seksiyonu Sergi Salonu) presenti nel palazzo alla data della conversione museale. Si tratta di uno dei più asti assortimenti al mondo di armi musulmane, spaziante dal mwagyVII al mwagcXX secolo. Il grosso della collezione è composto da armi ottomane ma non mancano antiche spade mwaggomayyadi/mwagkabbasidi né mwagopanoplie complete mwagsmamelucche o mwagwpersiane. Sono presenti anche alcuni esemplari di armi europee e dell'mwag0Estremo Oriente. L'esibizione espone circa 400 esemplari.
Cancello della Felicità
Il Cancello della Felicità (in turco: mwahaBâbüssaâde or Bab-üs Saadet) venne costruito da Maometto II e massicciamente ristrutturato da mwaheMustafa III cui si deve l'attuale assetto in stile mwahirococò e da mwahmMahmud II. È una struttura sontuosamente decorata (gli stilemi figurativi comprendono, nuovamente, versetti del Corano e mwahqtughra dei sultani sulla volta d'ingresso), ornata da una cupola sorretta da pilastri di marmo, il cui compito è simboleggiare la presenza fisica del sultano all'interno del complessocite-ref-43[43]. Il soffitto è parzialmente decorato da dipinti e sorregge una sfera dorata pendente.
Ai lati del Cancello si trovano i locali destinati agli eunuchi di palazzo nonché la scuola palatina ottomana.
Di fronte al Cancello si trova inoltre la pietra incavata dentro la quale veniva collocato lo Stendardo del Profeta durante le solenni cerimonie in cui il sultano conferiva il proprio imperio ai legati con compiti militari: gran visir o mwahsserraschieri.
Nessuno, nemmeno il Gran Visir, poteva varcare il Cancello della Felicità senza l'espressa autorizzazione dell'Osmanide. Il compito di presiedere il Cancello ricadeva sul capo degli eunuchi di palazzo, il mwah0Kapi Agha.
La struttura del Cancello e il prospiciente Cortile del Divano veniva talvolta utilizzato dal sultano stesso per delle particolari udienze (es. la formale presentazione di nuovi ambasciatori stranieri) durante le quali si posizionava sul Trono di Bayram davanti al Cancellocite-ref-n5456-28-1[28]cite-ref-44[44]. Sempre davanti al Cancello venivano attuati i solenni funerali del sultano.
Terzo cortile
Il Terzo cortile (in turco: mwakgIII. Avlu) cui si accede varcando il Cancello della Felicità è il primo dei comparti più squisitamente privati del complesso palaziale, il cosiddetto mwakkmwakoEnderûn, alla cui gestione era preposto uno specifico ufficiale, il mwaksmwakwKapi Agha o "Capo degli eunuchi bianchi"cite-ref-45[45]. Il cortile consta di un giardino circondato dalla Tesoreria Interna, dall'Harem (all'interno del quale solevano risiedere i sultani), dalla Libreria di Ahmed III e dalla cosiddetta "Camera Privata" ospitante le "Sacre Reliquie del Profeta" (in turco: mwaleKutsal emanetler). Tutt'intorno al cortile sviluppano i locali destinati ai paggi di corte.
L'assetto originario del Terzo Cortile venne disegnato da Maometto IIcite-ref-46[46]. Già nel 1584, grazie al mwalcHünername, venne realizzata una prima raffigurazione di questo spazio del Topkapı.
La Camera delle Udienze
La Camera delle Udienze, anche nota come Camera delle Petizioni (in turco: mwaloArz Odası), sorge dirimpetto al Cancello della Felicità. Si tratta di un chiosco circondato da un colonnato (22 colonne in tutto) sorreggente un largo mwalscornicione. La camera interna ha il soffitto verniciato di blu oltremarino decorato da stelle d'oro, mentre i muri sono decorati da piastrelle turchesi, blu e bianchecite-ref-47[47]. Il pavimento era riccamente coperto di tappeti e cuscini.
La Camera venne costruita nel XV secolo, ammodernata da Ahmed III nel 1723 e ricostruita da Abülmenecid I dopo che nel 1856 un incendio l'aveva distruttacite-ref-48[48]. I restauri moderni sono ricordati tramite iscrizioni nel portone d'accesso: la mwamumwamybasmala fatta intagliare da Ahmed III e una frase commemorativa per Abülmenecid I.
La sala del trono utilizzata dall'Osmanide era all'interno della cameracite-ref-49[49]. Stando alla testimonianza di Cornelius Duplicius de Scheppe, datata 1533: "L'Imperatore [Solimano] era seduto su un trono leggermente rialzato, completamente coperto di stoffe d'oro e interamente incrostato di pietre preziose, con molti cuscini di inestimabile valore su ogni lato. Le pareti della camera erano ricoperte di mosaici decorati con azzurro e oro. L'esterno del camino di questa camera era di argento massiccio ricoperto d'oro e da un lato della camera da una fontana spuntava da un muro"cite-ref-50[50]. Il trono attuale, in forma di mwanabaldacchino è stato voluto dal sultano mwaneMehmed III: ha il soffitto laccato e tempestato di gioielli, con decorazioni a racemi su cui campeggiano un mwanidrago e un mwanmmwanqsimurgh intenti a lottare. La copertura del trono è realizzata in broccato disseminato di placche di smeraldo, rubino e di perle.
La fontana citata da de Scheppe è datata appunto al regno di Solimanocite-ref-51[51]cite-ref-52[52] e reca un'iscrizione nella quale il sultano viene chiamato "la fontana della giustizia e della generosità e il mare della beneficenza"cite-ref-53[53]. La finestra collocata tra le due porte che bucano la facciata principale della camera era utilizzata per l'esposizione dei doni portati dagli ambasciatori, motivo per cui la porta di sinistra era nota come mwaoiPişkeş Kapısı, lett. "Porta dei doni" (dove "Pişkeş" significa letteralmente "dono per un superiore"). Sopra questa porta si trova un'iscrizione aggiunta durante il regno di Mahmud IIcite-ref-54[54].
Dietro alla Camera delle Udienze si trova il Dormitorio delle Forze di Spedizione (in turco: mwaogSeferli Koğuşu), voluto da Murad IV nel 1635 e ristrutturato al principio del Settecento da Ahmed III. Il dormitorio ospita oggi la collezione di vestiario imperiale (in turco: mwaokPadişhah Elbiseleri Koleksiyonu), una raccolta di circa 2500 indumenti tra cui i sontuosi caffettani usati dai sultani, e una collezione di 360 oggetti in ceramicacite-ref-imperial-wardrobe-55-0[55]. Adiacente al dormitorio si trova il Padiglione del Conquistatore.
Tesoreria imperiale
Il "Padiglione del Conquistatore", anche "Chiosco del Conquistatore" (in turco: mwapaFatih Köşkü) è uno degli stabili più vecchi del Serraglio: realizzato nel 1460, quando il complesso era ancora in costruzione, è un magnifico edificio a due piani, con terrazza sul giardino, realizzato nel punto più alto del promontorio e quindi in grado di fornire una veduta impareggiabile sul Bosforo e il Mar di Marmara. Il pianterreno era adibito a funzioni di servizio, mentre il primo piano loggiato era diviso in quattro appartamenti di lusso. Tutte le stanze presentano aperture monumentali unicamente rivolte al Terzo Cortile e accesso dal portico colonnato che abbraccia il giardino. Durante il regno di Selim I, il palazzo venne utilizzato per incamerare i proventi del neo-conquistato Egitto e si guadagnò così il nome di "Tesoreria imperiale" (in turco: mwapeHazine-i Âmire).cite-ref-56[56] Scavi nelle fondamenta del padiglione hanno rivelato la preesistenza di un mwapybattistero bizantino.
Quarto cortile
Il cortile è un insieme di giardini terrazzati, fontane, padiglioni e logge affacciate sul Bosforo e sul Mare di Marmara. L'atmosfera è molto più rilassata rispetto ai cortili precedenti, con un'architettura che combina eleganza, armonia e un forte senso di privacy. Nel Quarto Cortile si trovano alcuni dei padiglioni più raffinati del complesso:
• Kaya Köşkü (Padiglione del Marmo) o Revan Köşkü (Padiglione di Revan) – costruito nel XVII secolo, riccamente decorato con piastrelle di İznik, usato per il riposo del sultano.
• Bağdat Köşkü (Padiglione di Baghdad) – eretto nel 1639 per celebrare la conquista di Baghdad da parte di Murad IV, con interni sfarzosi e un mirabile esempio di arte ottomana.
• Sofa Köşkü (Padiglione del Trono) – un piccolo padiglione ombreggiato da alberi, usato per la contemplazione e il riposo.
• Camera del Sacro Mantello e del Profeta (Hırka-i Saadet Dairesi) – dove sono custodite le reliquie sacre dell'Islam (tra cui il mantello del Profeta Maometto), luogo di grande venerazione.
Dal Quarto Cortile si godono vedute spettacolari sul mare e sulla città di Istanbul. È uno spazio dove arte, spiritualità e natura si fondono: giardini curati, terrazze panoramiche e il suono dell'acqua creano un ambiente di serenità, simbolo della vita privata e spirituale del sultano.
Harem
L'mwasiHarem imperiale ottomano giocò un ruolo politico fondamentale nella storia dell'Impero, soprattutto durante il periodo noto come mwasmSultanato delle donne.
L'Harem è composto da più di 300 stanze distribuite in un intreccio di corridoi, cortili e padiglioni. La struttura si è sviluppata nel tempo (dal XVI al XIX secolo), dando origine a un labirinto architettonico che riflette il rigido ordine gerarchico della corte. Gli spazi principali includono:
• Cortile degli Eunuchi Neri: ingresso all'Harem, dove risiedeva il corpo di guardia che controllava gli accessi.
• Appartamenti delle concubine: stanze modeste ma organizzate in gruppi, disposte attorno a piccoli cortili interni.
• Appartamenti della Valide Sultan (madre del sultano): una delle sezioni più ampie e decorate, con sale di ricevimento e spazi privati, a testimonianza del suo ruolo centrale.
• Bagni (Hamam): raffinati esempi di architettura ottomana con cupole, marmi e sistemi di riscaldamento a ipocausto.
• Sale cerimoniali: tra cui la Sala Imperiale dell'Harem, con soffitti alti, cupole ornate e decorazioni in piastrelle di İznik.
• Appartamenti del sultano: le stanze più lussuose, con mosaici, soffitti lignei intarsiati e vedute sul Bosforo.
Lo stile delle decorazioni interne prevedeva un uso massiccio di piastrelle di İznik (motivi floreali e geometrici in blu, verde e turchese), calligrafie arabe con versetti coranici, legni intarsiati e marmi pregiati. Quanto alla struttura edilizia, la maggior parte delle stanze ha soffitti a cupola o a volta ribassata, con piccole finestre in alto per garantire luce filtrata e privacy.
La distribuzione degli spazi è basata su una rigida gerarchia. Più si avanza verso il centro dell'Harem, più le stanze diventano lussuose e riservate (dalle concubine al sultano). I giardini e cortili interni sono piccoli spazi verdi e logge che portano luce e aria, alleggerendo il labirinto di stanze.
L'Harem non è solo residenza: è un'architettura del controllo e della segregazione. Il labirinto di corridoi e porte serviva a garantire sicurezza e riservatezza. La progressione spaziale rappresenta l'ascesa gerarchica, dall'ingresso degli eunuchi fino agli appartamenti del sultano. Gli interni ricchi e raffinati sottolineano la potenza imperiale e il ruolo del sultano come guida politica e religiosa.
La "Gabbia Dorata"
Nel XVII secolo, venne annesso al gineceo ottomano un locale composto da due camere, edificate in fasi successive (l'attribuzione al regno di Murad III andrebbe corretta in favore del regno di Ahmed Icite-ref-57[57]), per gli "Appartamenti dei Principi Ereditari" (in turco: mwatyÇifte Kasırlar o mwatcVeliahd Dairesi). Ciò si rese necessario quando il sultano Ahmed I abolì la consuetudine d'inviare i principi osmanidi nelle province affinché imparassero a governare (il cosiddetto mwatgsancağa çıkma) ritenendola foriera di sempre più frequenti ribellioni e guerre-civili.
Lo stabile, privo di un ingresso vero e proprio, poggia su una piattaforma sopraelevata. L'interno consta appunto di due sale gemelle con soffitto conico, "a chiosco", rassomiglianti l'interno della tenda ottomana. Gli unici mobili disponibili sono divani collocati lungo le pareti. Buona parte delle decorazioni lignee barocche originali è stata rimossa, tanto quanto le mwatoceramiche di İznikcite-ref-58[58]. La cupola lignea decorata è invece ancora originale e costituisce un buon esempio degli stilemi decorativi ottomani del primo Seicento. Il camino nella seconda stanza ha un alto cofano dorato ed è stato riportato al suo aspetto originalecite-ref-59[59]. Le persiane delle finestre accanto al camino sono decorate con intarsi in madreperla. Le finestre in vetro colorato si affacciano sull'alta terrazza e sul giardino della piscina sottostante. I rubinetti di queste finestre sono circondati da disegni rossi, neri e dorati.
Giardini esterni
Tutto il complesso dal Primo al Quarto Cortile è circondato dai giardini esterni del palazzo. Una parte di quest'area che è rivolta verso il mare è anche conosciuta come il Quinto Luogo.
Mehmed II fece anche costruire tre padiglioni, o chioschi, di cui solo il mwavmChiosco piastrellato (mwavqÇinili Köşk) è sopravvissuto. Il padiglione piastrellato risale al 1473 circa e ospita la collezione di ceramiche islamiche dei mwavuMusei archeologici di Istanbul.
Lungo la riva un certo numero di padiglioni furono costruiti per il piacere visivo del sultano. Questi includevano il mwavcPadiglione della Riva, il mwavgpadiglione delle Perle (mwavkİncili Köşk), il padiglione di marmo (mwavsMermer Köşkü) e il mwavwpadiglione dei Cestai (mwav0Sepetçiler Köşkü). La maggior parte dei padiglioni insieme ad alcuni dei muri e delle porte del mare furono distrutti nel tardo XIX secolo per permettere la costruzione delle linee ferroviarie che portavano alla mwav4Stazione di Sirkeci. Il chiosco dei cestai invece fu salvato.
Situato accanto al Primo Cortile verso la città si trova il mwawaParco di Gülhane, il vecchio roseto imperiale, che apparteneva al complesso più grande del palazzo. Questo parco è aperto al pubblico. All'entrata del parco si trova il mwawechiosco della processione (mwawiAlay Köşkü).
Note
cite-note-n9-11. Necipoğlu, G (1991), mwaxgArchitecture, ceremonial, and power: The Topkapi Palace in the fifteenth and sixteenth centuries, mwaxkCambridge, The MIT Press, ISBN 0-262-14050-0, p. 9.
cite-note-22. ↑ mwax4(mwax8mwayaTR) mwayemwayi2021 Topkapı Sarayı Giriş Ücreti Ne Kadar, Hangi Saatler Açık?, su mwaymGazete Banka. mwayqURL consultato il 26 marzo 2021 mwayu(archiviato dall'mwayyurl originale l'11 aprile 2021).
cite-note-top-33. ↑ mwayw"İslâm Ansiklopedisi Online (in Turkish)" mway0Topkapı sarayı article mway4mway8PDF. mwazamwaze"TDV Encyclopedia of Islam" mwaziArchiviatomwazm il 10 novembre 2014 in mwazqInternet Archivemwazu.. Retrieved 30 May 2015
cite-note-44. ↑ mwazoICOMOS, mwazsmwazw2006 Periodic Reporting (mwaz0mwaz4PDF), in mwaz8State of Conservation of World Heritage Properties in Europe SECTION II, UNESCO, 2006. mwa0aURL consultato il 17 settembre 2008.
cite-note-55. ↑ mwa0qmwa0umwa0yTopkapı Sarayı Müzesi Resmi Web Sitesi, su mwa0ctopkapisarayi.gov.tr. mwa0gURL consultato il 6 novembre 2017 mwa0k(archiviato dall'mwa0ourl originale il 22 gennaio 2018).
cite-note-66. ↑ mwa04Viator. Retrieved 30 May 2015.
cite-note-77. ↑ mwa1iCit. in Necipoğlu, mwa1mOp. Cit., p. 8.
cite-note-88. ↑ Necipoğlu, mwa1cOp. Cit., p. 6.
cite-note-99. ↑ mwa1sBilkent University, mwa1wmwa10Historical Information on The Topkapi Palace Museum, su mwa14ee.bilkent.edu.tr. mwa18URL consultato il 17 settembre 2008.
cite-note-1010. ↑ Necipoğlu, mwa2mOp. Cit., p. 15.
cite-note-1111. ↑ Necipoğlu, mwa2cOp. Cit., pp. 16–17.
cite-note-1212. ↑ Necipoğlu, mwa2sOp. Cit., p. 20.
cite-note-n23-1313. ↑ Necipoğlu, mwa3eOp. Cit., p. 23.
cite-note-n70-1414. ↑ Necipoğlu, mwa3cOp. Cit., p. 70.
cite-note-1515. ↑ Necipoğlu, mwa3sOp. Cit., p. 4.
cite-note-nytimes-1616. ↑ mwa4eMarlise Simons, mwa4imwa4mCenter of Ottoman Power, in mwa4qNew York Times, 22 agosto 1993. mwa4uURL consultato il 4 giugno 2009.
cite-note-1717. ↑ mwa4kTopkapı Palace Museum, mwa4omwa4sBâb-ı Hümâyûn / Imperial Gate, su mwa4wtopkapisarayi.gov.tr. mwa40URL consultato il 17 settembre 2008 mwa44(archiviato dall'mwa48url originale il 10 maggio 2008).
cite-note-1818. ↑ Necipoğlu, mwa5mOp. Cit., p. 36.
cite-note-1919. ↑ mwa5cDepiction from the 16th-century miniature mwa5gHünername
cite-note-2020. ↑ Necipoğlu, mwa5wOp. Cit., pp. 38-39.
cite-note-2121. ↑ mwa6amwa6emwa6iI. Courtyard / Alay Meydanı, in mwa6mTopkapı Palace Museum. mwa6qURL consultato il 16 agosto 2008 mwa6u(archiviato dall'mwa6yurl originale il 7 marzo 2008).
cite-note-2222. ↑ Necipoğlu, mwa6oOp. Cit., p. 46.
cite-note-2323. ↑ Necipoğlu, mwa64Op. Cit., p. 44.
cite-note-2424. ↑ Necipoğlu, mwa7iOp. Cit., pp. 50-51.
cite-note-n53-2626. ↑ Necipoğlu, mwa70Op. Cit., p. 53.
cite-note-2727. ↑ mwa8emwa8imwa8mII. Courtyard / Divan Square, in mwa8qTopkapı Palace Museum. mwa8uURL consultato il 16 agosto 2008 mwa8y(archiviato dall'mwa8curl originale il 1º agosto 2008).
cite-note-n5456-2828. ↑ Il resoconto di una queste udienze ci è stato tramandato dall'mwa80ambasciatore mwa84francese mwa88Philippe Canaye, cit. in Necipoğlu, mwa9aOp. Cit., pp. 54-56.
cite-note-2929. ↑ Necipoğlu, mwa9qOp. Cit., p. 73.
cite-note-3030. ↑ Necipoğlu, mwa9gOp. Cit., pp. 74-75.
cite-note-3131. ↑ Necipoğlu, mwa9wOp. Cit., p. 72.
cite-note-artan-3232. ↑ mwa-qTülay Artan, mwa-umwa-yEighteenth-century Ottoman Princesses as Collectors: Chinese and European Porcelains in the Topkapı Palace Museum, in mwa-cArs Orientalis, vol.mwa-g 39, 2010, pp.mwa-k 113-147, mwa-oISSNmwa-s 0571-1371, mwa-mJSTORmwa-q mwa-u23075925. mwa-yURL consultato il 21 luglio 2017.
cite-note-krahl-3333. ↑ mwa-oRegina Krahl, mwa-smwa-wExport Porcelain Fit for the Chinese Emperor. Early Chinese Blue-and-White in the Topkapǐ Saray Museum, Istanbul, in mwa-0Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland, n.mwa-4 1, 1986, pp.mwa-8 68-92, mwbaaISSNmwbae 0035-869X, mwbakJSTORmwbao mwbas25211915. mwbawURL consultato il 21 luglio 2017.
cite-note-3535. ↑ La mwbbksineddoche "Divano" era già ampiamente utilizzata nel mwbboXVI secolo dal mwbbsbailo veneziano di mwbbwCostantinopoli Daniele Barbarigo, ambasciatore alla corte di mwbb0Solimano il Magnifico - cit. Barbarigo, Daniele (1564), mwbb4Relazione dell'Impero ottomano, in Alberi, E [a cura di] (1844), mwbb8Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, s. III, v. II, Firenze, Tipografia all'Insegna di Clio.
cite-note-3737. ↑ Necipoğlu, mwbcwOp. Cit., p. 82.
cite-note-n83-3838. ↑ Necipoğlu, mwbdiOp. Cit., p. 83.
cite-note-3939. ↑ Davis, mwbdyOp. Cit., p. 71.
cite-note-4040. ↑ Necipoğlu, mwbdoOp. Cit., p. 85.
cite-note-n86-4141. ↑ Necipoğlu, mwbeaOp. Cit., p. 86.
cite-note-n87-4242. ↑ Necipoğlu, mwbeyOp. Cit., p. 87.
cite-note-4343. ↑ Necipoğlu, mwbeoOp. Cit., p. 88.
cite-note-4444. ↑ Necipoğlu, mwbe4Op. Cit., pp. 89-90.
cite-note-4646. ↑ Necipoğlu, mwbfkOp. Cit., p. 90.
cite-note-4747. ↑ Necipoğlu, mwbf0Op. Cit., pp. 100-101.
cite-note-4848. ↑ Necipoğlu, mwbgeOp. Cit., pp. 109-110.
cite-note-4949. ↑ Necipoğlu, mwbguOp. Cit., pp. 98-99.
cite-note-5050. ↑ Edito in Necipoğlu, mwbgkOp. Cit., p. 100.
cite-note-5151. ↑ Karaz, C (2004), mwbg0Topkapi Palace Inside and Outmwbg4 : A Guide to the Topkapi Palace Museum and Grounds, Istanbul, Çitlembik Publications, ISBN 978-975-6663-49-3, pp. 47-48.
cite-note-5252. ↑ Davis, mwbhmOp. Cit., p. 114.
cite-note-5353. ↑ Necipoğlu, mwbhcOp. Cit., p. 101.
cite-note-5454. ↑ Davis, mwbhsOp. Cit., p. 113.
cite-note-imperial-wardrobe-5555. ↑ mwbh8Patricia Baker e Ahmet Ertug, mwbiaSilks for the Sultans; Ottoman imperial garments from the Topkapi palace, Istanbul, Ertug & Kocabiyik, 1996.
cite-note-5757. ↑ Davis, mwbiwOp. Cit., p. 247.
cite-note-5858. ↑ Davis, mwbjaOp. Cit., p. 248.
cite-note-5959. ↑ Davis, mwbjqOp. Cit., p. 249.
Bibliografia
• mwbjg(EN) A. Ertug, mwbjkTopkapi: The Palace of Felicity, mwbjoIstanbul, Ertug and Koluk, 1989.
• mwbjw(EN) Davis, Fanny, The Palace of Topkapi in Istanbul, New York, Charles Scribner's Sons, 1970.
• mwbj4(EN) G. Goodwin, mwbj8A History of Ottoman Architecture, mwbkaLondon, Thames & Hudson Ltd, 2003, ISBN 0-500-27429-0.
• mwbkm(EN) C. Karaz, mwbkqTopkapi Palace Inside and Out: A Guide to the Topkapi Palace Museum and Grounds, Istanbul, Çitlembik Publications, 2004, ISBN 978-975-6663-49-3.
• mwbkc(EN) mwbkgGülru Necipoğlu (1991), mwbkkArchitecture, ceremonial, and power: The Topkapi Palace in the fifteenth and sixteenth centuries, mwbkoCambridge, The MIT Press, 1991, ISBN 0-262-14050-0.
• mwbk0(EN) J. M. Rogers, mwbk4The Topkapi Saray Museum. Architecture; the Harem and other buildings, New York Graphic Society, 1988.
• mwbla(EN) C. Turhan, mwbleTopkapi Palace, Istanbul, Orient Turistik Yayinlar Ve Hizmetler Ltd, 1994.
• mwblm(EN) J. Turner (a cura di), mwblqGrove Dictionary of Art, nuova ed., mwbluOxford University Press, 1996, ISBN 0-19-517068-7.
Voci correlate
• mwbloAtlante Cedid
• mwblwBurda
• mwbl4Architettura ottomana
• mwbmaGran Palazzo
• mwbmiImpero ottomano
• mwbmqIstanbul
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Palazzo di Topkapı
Collegamenti esterni
• (TR) Sito ufficiale, su millisaraylar.gov.tr.
• (EN) Sito ufficiale, su millisaraylar.gov.tr.
• citerefdizionario-di-storiaTopkapi Sarayi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefsapere-itTopkapı, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Alicja Zelazko, Topkapı Palace Museum, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefencyclop-dia-iranica(EN) Palazzo di Topkapı, in Encyclopædia Iranica, Ehsan Yarshater Center, Columbia University.
• Palazzo di Topkapı, su archINFORM.
• (EN) Palazzo di Topkapı, su Structurae.